Una delle cose che preferiamo dell’estate sono i pomodori. Può sembrare uno scherzo, ma davvero non lo è. Di più. Non siamo mai stati seri come in questo momento.
Le ragioni sono presto dette.
Il pomodoro d’estate ci riporta indietro nel tempo, quando da bambini e poi da adolescenti riluttanti, eravamo arruolati nelle lunghe giornate calde e afose, ché il pomodoro si lavora sempre sotto il sole cocente, a girare la manovella della macchinetta per la salsa o a rigirare i bordi dei pomodori stesi al sole, perché guai a far formare la muffa.
La salsa e i pomodori secchi erano insomma un affare di famiglia: mamme, babbi, nonne, zie, in assetto da combattimento, strategicamente posizionati a coprire tutte le postazioni. I bambini a dar noia, i nonni a coordinare, da seduti, le azioni.
Come in tutte le storie, il passare del tempo ha determinato cambiamenti radicali. Di salsa ne consumiamo sempre meno, il pomodoro secco è diventato uno sconosciuto.
Da qualche anno, però, di pomodori secchi ci è tornata la voglia ed è bastato un niente per convincere la Grande Madre a riprendere la antica tradizione.
Non più bambini, le stiamo accanto con attenzione e cura, anche se difficilmente lei ci fa mettere le mani: dopo tanti anni, i pomodori secchi sono ancora un affare suo.

L’arte del pomodoro secco sott’olio, tuttavia, l’abbiamo appresa e crediamo di poter dire con sufficiente sicurezza che ciò che serve sono degli ottimi pomodori prugna, belli carnosi e non troppo grandi, sale, menta, aglio, aceto, olio extravergine.

Il procedimento è semplice, bisogna solo munirsi di un po’ di pazienza.
I pomodori devono essere accuratamente lavati, asciugati e tagliati a metà nel senso della lunghezza così da poter essere sistemati su delle griglie, o dei seccafichi se ancora ne trovate in giro per casa, con la metà tagliata rivolta verso l’alto. Su ogni metà va messo un pizzico di sale e, dopo aver scelto il posto in cui il sole batte per gran parte della giornata, andiamo a sistemate il seccafico proprio lì e ce lo lasciamo per quattro o cinque giorni. Una volta al giorno andremo a rigirali e a distendere i bordi che, seccandosi, tendono ad accartocciarsi, con il rischio che non si asciughino bene e facciano la muffa.
Una volta diventati belli secchi, i pomodori sono lavati uno per uno in un composto di acqua e aceto, poi si lasciano macerare per un’ora e mezza scarsa in solo aceto, infine vengono strizzati ben bene, fino a non lasciare alcun residuo di aceto.

A questo punto il grosso è fatto. Non resta che sistemare tutto nei barattoli, prestando attenzione ad alternare uno strato di pomodori con un po’ di aglio, sale e menta, e ricoprire tutto di olio extravergine.

Il racconto visivo dell’impresa, lo trovate qui http://steller.co/s/5w5mHrujzhN

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