Tornare a casa ed essere accolti da una padella fumante e un piatto di panzerotti filanti e fragranti non ha prezzo.

Il panzerotto è un bisogno primario, quando ti prende la voglia non c’è ragione che tenga. Non c’è focaccia, non c’è panino, non c’è pizza, non c’è niente che possa sostituirlo.

E quindi? E quindi mi sono resa conto che è passata un’intera estate senza quasi assaggiarli (perché quella volta sul lungomare di Bari, di sera, mangiati di fretta ché c’era il film ad aspettarci non mi ha quasi lasciato memoria.) E cosa fare quando, tra le altre cose, sei anche lontano da casa e chiedere un panzerotto ti farebbe guardare come un’aliena? Ti organizzi, guardi il calendario, conti i giorni che mancano al ritorno e fai una telefonata. Ho ingiunto prima, supplicato poi, di farmene trovare qualcuno, di quelli semplici semplici, con mozzarella e pomodoro e, complice la presenza del fratello, al mio arrivo erano là, di una bellezza e di una bontà quasi commovente.

Dunque, se anche voi volete cimentarvi nel farli, sappiate che 1. creano dipendenza 2. per la pasta vi servono:

500 gr. di farina

20 gr. di lievito di birra

2 cucchiaini di sale

1 cucchiaino di zucchero

2 cucchiai di olio extra vergine

acqua a temperatura ambiente

Con questi quantitativi preparete una quindici di panzerotti di medie dimensioni.

Cosa fa la Grande Madre: versa la farina a fontana sulla spianatoia e vi aggiunge il sale, lo zucchero, l’olio e il lievito che ha fatto precedentemente sciogliere in un bicchiere di acqua. Lavora l’impasto fino a renderlo omogeneo, facendosi aiutare, ora che non ha più la forza di una fanciulla, dall’impastatrice. Questo passaggio è fondamentale, perché se così non fosse, se l’impasto cioè non fosse incordato alla perfezione, ci potrebbero essere problemi durante la lievitazione e la successiva frittura. Ripone l’impasto al caldo e lo fa lievitare fino al raddoppio del suo volume. Forma poi delle palline, che lascia riposare per un’oretta circa ancora, e che spiana per accogliere la farcitura.

Per il ripieno, vi è il tradizionalissimo mozzarella e pomodoro: mozzarella tagliata a cubetti (meglio se del giorno prima, quindi più asciutta e meno incline a rilasciare quel succo che altrimenti vi cadrebbe addosso al primo morso), pezzettoni di pomodoro pelato, una manciata di formaggio grattugiato (noi usiamo il parmigiano), un po’ di sale e una spruzzata di pepe.

L’alternativa a questo, è un ripieno di cipolla e olive, anzi, di sponsale e olive. Lo sponsale, o cipolla porraia, va fatto stufare a fuoco lento con sale e olio. Una volta freddo, lo si condisce con olive verdi a pezzetti e, se non siete vegetariani, con acciughe o tonno.

Dopo non resta che friggere, friggere, friggere, in olio bollente.

Poche parole esistono per descrivere la bontà di questo che, come direbbe qualcuno, è il re dello street food bareseLa fin du munn credo renda l’idea.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

You may use these HTML tags and attributes:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>